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In ogni esperienza con i bambini dovrebbe esserci una componente di gioco e una componente di veicolazione di concetti scientifici.
Prima dei concetti scientifici veri e propri cerchiamo di uniformarci nell’uso e di insegnare quelli “pro-scientifici” (concetti di sistema, interazione, proprietà, ecc.) e nell’esplicitazione degli atteggiamenti scientifici da acquisire.
Siamo convinti che gli aspetti affettivi connessi all’approccio scientifico siano altrettanto importanti di quelli relativi al “metodo scientifico”. Quindi sensazioni come il provare stupore e curiosità, il desiderio di utilizzare l’esperimento per divertire e divertirsi, comunicare questa gioia agli adulti e agli amici, fanno parte degli atteggiamenti della scienza e possono, devono essere insegnate.
Un altro valore scientifico è la dialettica delle diverse interpretazioni, che vanno tutte considerate e soppesate: imparare che non ci si deve affezionare ad esse, poiché il bello è che alla fine si riesce a selezionarne poche o anche solo una soddisfacente. Chi è bravo a proporre ipotesi e teorie deve essere anche capace di smontarle e questo è un principio di vera democrazia, prezioso in questi tempi.
Il “metodo scientifico” comporta anche osservazione accurata e sistematica, analizzando i fenomeni, classificandoli e definendoli, cosa che richiede di mettere in relazione fatti ed eventi separati nel tempo e nello spazio e di associare questi ai concetti che si hanno nella propria mente.
La verbalizzazione evidenzia che ogni bambino descrive in modo diverso l’esperienza. Infatti il modo particolare di rievocarla dipende in misura preponderante dalle conoscenze che il bambino possiede al momento in cui si cimenta con essa e molto meno dai termini che l’insegnante ha impiegato nel designare fenomeni e spiegazioni. Questo conferma l’importanza del lavoro preparatorio a monte di un esperimento, per avere ragionevoli speranze che l’azione “veicolante” di concetti nuovi, associati a quell’esperienza, abbia successo.
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