Schedature dei libri letti

Il diario intimo di Filippina de Sales marchesa di Cavour”

“La contessa di Castiglione” di M.Grillandi

“Ottocento”di Salvator Gotta

Cuore” di Edmondo de Amicis

 

 

“Ottocento”di Salvator Gotta

Ottocento può essere definito un romanzo « politico », in quanto tratta del difficile periodo di preparazione alla guerra di Francia e Piemonte contro l’Austria per liberare il territorio italiano dalla dominazione asburgica.

L’autore, Salvator Gotta, ha attinto le notizie dei fatti narrati da documenti ufficiali e privati, alcuni dei quali sono riportati nel testo.

Due sono i filoni paralleli che dominano la narrazione, di cui è protagonista il diplomatico Costantino Nigra: le trattative per il conflitto risorgimentale e la sua storia d’amore con l’avvenente imperatrice francese Eugenia di Montijo, consorte di Napoleone III.

La vicenda è prevalentemente ambientata in Francia, a Parigi e Compiègne, nonostante esordisca ad Ivrea, in occasione dell’ inaugurazione della ferrovia, il 10 novembre 1858, evento cui partecipò gran parte dell’alta società piemontese.

In questo contesto avvenne l’incontro tra due dei personaggi principali della narrazione: il conte Pietro di Colleretto e l’amico d’infanzia Costantino Nigra, anch’egli sul treno insieme a Cavour, di cui era fidato collaboratore.

Dopo un breve soggiorno a Torino, durante il quale la moglie di Costantino gli rivelò la sua volontà di restare nella casa dei genitori e non tornare a Parigi con lui, i due amici partirono alla volta della capitale, il conte al fine di assaporare l’atmosfera della corte imperiale, il diplomatico con intenti politici.

Nella capitale il Colleretto fu introdotto in società grazie alla conoscenza del celebre ed ammirato Nigra, oggetto di svariati pettegolezzi.

Nel frattempo l’alleanza franco-piemontese venne sancita dal matrimonio tra Plonplon, cugino dell’imperatore, e la figlia del re piemontese Vittorio Emanuele, Maria Clotilde.

L’unione era però ostacolata dalla nobiltà torinese che non voleva concedere la troppo giovane principessa all’anziano e corrotto promesso sposo.

L’impresa di Costantino presentava non poche difficoltà a causa dell’opposizione di importanti personaggi, quali il conte Walewsky e la stessa imperatrice, nonostante il fondamentale supporto della procace contessa di Castiglione, amante di Napoleone III, e del dottor Conneau.

Questi ultimi si dimostrarono fondamentali quando la corte si trasferì nella residenza di Compiègne, in quanto la donna creò scandalo ed ingelosì i regnanti con un atteggiamento sfacciato. Il medico invece intercedeva a favore di Nigra presso il sovrano, di cui era confidente. Il diplomatico inoltre lo sfruttava per ricevere un resoconto dettagliato della vita di Napoleone.

Il ruolo di Costantino consisteva nella mediazione delle condizioni per l’entrata in guerra della Francia a fianco del Piemonte. Il progetto dell’imperatore si fondava su cinque clausole: la cessione della Savoia e della contea di Nizza alla Francia, il rimborso all’impero delle spese di guerra da parte del Piemonte, il comando delle truppe militari a Napoleone e la trasformazione di Genova in un deposito francese, controllato da un governatore militare imperiale. Chiaramente si trattava di richieste inaccettabili per il piccolo stato piemontese. La questione della cessione di Nizza e Savoia, richieste dalla Francia in base al principio di nazionalità, fu risolta grazie allo stesso principio, secondo il quale l’impero avrebbe dovuto lasciare la Corsica all’Italia. Per quanto riguarda il rimborso delle spese di guerra il conte di Cavour acconsentì al vettovagliamento delle truppe, ma non al loro pagamento. Inoltre il governo sabaudo promise accoglienza alle truppe imperiali non solo a Genova, ma in tutto il territorio ligure, senza però cedere la città.

Alla fine il diplomatico riuscì anche a convincere l’imperatore a lasciare il comando dell’esercito a Vittorio Emanuele, dimostrando l’abilità del governo piemontese nel portare a proprio favore ogni situazione.

Dopo aver rivelato i propri sentimenti all’imperatrice, Nigra decise di abbandonare la corte, nonostante Eugenia lo ricambiasse. Costantino si rendeva infatti conto di non poter portare avanti il proprio lavoro instaurando un legame con la sua più pericolosa nemica, anche perché si sarebbe trattato di una relazione da mantenere segreta.

Il libro si chiude con la dichiarazione della guerra e il discorso del re piemontese al parlamento, mentre le storia d’amore ed i suoi protagonisti vengono lasciati da parte, dopo un colloquio pieno di speranze ma senza una soluzione definitiva durante un ballo a corte.

“Ottocento” è un romanzo interessante, soprattutto per quel che riguarda la descrizione degli usi e degli abiti della corte dell’epoca, ma la narrazione fin troppo dettagliata e la presenza di alcuni capitoli apparentemente poco attinenti alla vicenda ne rendono difficile la lettura.

Descrizione degli interni in “Ottocento”

Pag.40: [...] Erano frattanto passati dal breve corridoio a un tinello col soffitto basso a travature di legno adorno di mobilia semplice e modesta: una tavola rotonda nel mezzo, un divano dalla spalliera di ferro, un canterano di belle linee barocche sormontato da uno specchio con la cornice dorata, protetta da un velo grigio. Vecchie stampe alle pareti: la Famiglia Reale al completo, un ritratto di Garibaldi, qualche immagine sacra.

Pag.138: [...] Salone intimo e confortevole; facilmente ci si sente chez nous. Vorrei saperlo descrivere come Giraud l’ha disegnato nel suo album. Grandi tendaggi alle portiere e alle finestre: un caminetto portante, sulla mensola, due alte lampade a petrolio, dalla candida bocca accesa, una altra lampada a paralume sul pianoforte a coda che sta in un angolo, un lampadario di cristallo pendente in mezzo al soffitto: spento; candelieri pure spenti lungo le pareti, tra le porte e le finestre; perciò penombra che avvolge i vari gruppi raccolti sotto il paravento, a destra, presso il caminetto, o intorno alla tavola rotonda posta tra il caminetto e il pianoforte.

Pag.226: [...] La stanza dove si trovava era vasta, quadrata dal soffitto a volta ornato di pitture sbiadite. Il letto era nascosto da un baldacchino dai pesanti tendaggi di damasco verde cupo. Ritratti di guerrieri alle pareti, una consolle dorata sormontata da uno specchio barocca; ma non c’era nessun armadio, nessun mobile, non un tavolino. Prima d’entrare in quella stanza, la sua guida l’aveva fatto passare in un salotto angusto, adorno di brutti mobili imbottiti.

[…] La stanza aveva tre finestre: due su un lato e una su un altro. Fra il letto e la grande porta a un battente che dava nel salotto, Pietro scorse una piccola maniglia dorata che doveva servire a una porticina i cui contorni erano appena segnati sulla tappezzeria di seta verde. Dietro la misteriosa porticina trovò uno sgabuzzino dov’erano un armadio veneziano, un lavabo di ferro portante una catinella e due brocche di ceramica, una bagnarola di zinco e una rozza seggiola di legno impagliata.

Pag.348: [...] Apparve una sala abbastanza grande, adorna di scansie zeppe di libri e di mobili in stile barocchetto ligure semplici e solidi, illuminata da una grossa lampada a petrolio pendente dal soffitto. Il caminetto era acceso.

Pag.359: [...] Sono stato ospite otto giorni di Napoleone III a Compiègne; avevo una grande camera tappezzata di verde, che, alla fine, m’era venuta a piacermi; due finestre guardavano sul parco e una sul cortile del corpo di guardia.

 

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