Etica e sperimentazione animale

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La tesi a favore della sperimentazione animale sostiene che, quando si tratta di non-umani, è lecito operare quel calcolo aggregativo di costi e benefici senza vincoli collaterali che viene ritenuto inammissibile nel caso degli esseri umani. In altre parole noi possiamo infliggere danni anche finali agli animali a vantaggio di umani, mentre al contrario noi siamo protetti da una sorta di steccato morale, ovvero in base ai cosiddetti diritti fondamentali.

Vi sono due principali linee argomentative a sostegno di tale distinzione. La prima e più semplice si appella all'appartenenza di specie: ciò che ci autorizza a trattare diversamente gli animali è, appunto, il fatto che non siano umani. In realtà, il fatto che le distinzioni biologiche non possono giocare un ruolo in etica è stato chiaramente riconosciuto a partire dall'universale condanna di razzismo e sessismo. Bisogna quindi distinguere tra esseri umani nel senso biologico di appartenere alla specie homo sapiens, o esseri umani nel senso valutativo di possedere alcune specifiche caratteristiche psicologiche e morali.

Tutto ciò conduce alla seconda linea argomentative a sostegno della sperimentazione animale: si tratta dell'appello ad una teoria del valore di tipo gradualistico i cui criteri, per quanto variabili, possono tutti essere ricondotti ad una forma di mentalismo. Sarebbe infetti lecito secondo tale teoria usare animali non-umani, ma non esseri umani, per sperimentazioni scientifiche anche di carattere letale a causa del maggior valore di questi ultimi. Tale valore attribuirebbe una priorità etica agli esseri che ne sono dotati.

Il principio del valore differenziato su basi mentalistiche condurrebbe, nel caso in esame, a considerare lecito l'utilizzo senza vincoli collaterali nella ricerca scientifica di umani che non corrispondono al modello utilizzato per tracciare la linea nei confronti degli animali- senza dubbio i cerebrolesi ed i disabili mentali gravi e, a seconda del preciso criterio scelto, anche molti individui con handicap mentali di minor entità.

E' implausibile ritenere che i fautori della sperimentazione animale siano disposti ad accogliere una simile implicazione della loro tesi. Ed è anche implausibile che l'appello della specie, una volta analiticamente chiarito, conservi le sue attrattive teoriche. Così l'onere della prova viene spostato dalle spalle dei critici a quelle dei difensori della sperimentazione animale.

 

 

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