Liceità della sperimentazione animale

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Alla base della disputa che si è accesa in questi ultimi anni sulla sperimentazione animale c'è fondamentalmente una questione filosofica, vale a dire quella della natura dell'uomo e degli animali, e dei rapporti che tra loro intercorrono. Gli animali non sono, infatti, macchine complicate o esseri completamente privi di una loro anima; sono bensì esseri dotati di un'autentica psiche, vale a dire di capacità conoscitive, istintive ed affettive.

D'altra parte gli animali godono di manifestazioni psichiche esclusivamente sensitive, più o meno complesse in base alla posizione che essi occupano nella scala zoologica; non assurgono al mondo dei valori e non si determinano liberamente; il loro genere di vita è caratterizzato da fissità ed omogeneità ed infine, pur vivendo, provando sensazioni e morendo, essi non sanno cosa sia la vita e non si pongono il problema della morte. Se quindi è lecito all'uomo utilizzare l'animale come nutrimento e servirsene per alleviare la fatica, è ugualmente lecito, secondo alcuni, usarne al fine di far progredire il sapere per il bene autentico dell'umanità. Da ciò deriva non soltanto la liceità, ma anche non di rado il dovere, della sperimentazione sugli animali.

Non sarà invece mai consentito all'uomo di usare l'animale come oggetto inanimato, ma come un vivente che è tanto più sensibile, quanto più si sale nella scala zoologica. Gli animali mostrano infatti una diversa sensibilità al dolore rispetto all'uomo, in relazione alla maggiore o minore complessità del loro sistema nervoso, cui si connette strettamente la notevole capacità di rigenerazione negli organismi inferiori. Si dovrà quindi condurre la sperimentazione in modo accorto, evitando all'animale inutili sofferenze. Se infatti questo, privo di ragione, non può essere soggetto di diritti, l'uomo, in quanto persona ed essere ragionevole, è soggetto a forti doveri e come tale deve tentare di evitare all'animale sofferenze inutili o sproporzionate rispetto alla causa da perseguire. Sarà quindi necessario ricorrere all'anestesia generale nel caso in cui le sperimentazioni siano dolorose, e se si prevede che l'animale, in seguito all'operazione, una volta cessato l'effetto dell'anestetico, debba soffrire, si dovrà sopprimerlo durante l'anestesia; è inutile sottolineare che se le sperimentazioni fossero evitabili, bisognerà cercare di fare a meno di esse. La sperimentazione dovrà essere evidentemente compiuta con gran ponderazione e rigore, in modo tale che i risultati siano il più possibile attendibili. Sarà opportuno che la ripetizione degli esperimenti avvenga in condizioni che assicurino il massimo di garanzia prima di passare all'uomo, cercando di ridurre quanto più possibile i rischi. Gli animali da esperimento dovranno pertanto essere accuratamente scelti, mantenuti in ambienti controllati igienicamente, alla presenza di personale competente. Si avrà così la certezza che le turbe che potessero manifestarsi durante la sperimentazione, soprattutto di farmaci, siano dovute a questi, e non ad altri fattori contingenti. Per impedire eventuali abusi è auspicabile che vengano stabilite dagli organismi competenti sagge norme che favoriscano la ricerca sperimentale, impedendo al tempo stesso qualsiasi arbitrarietà e leggerezza.

 

 

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