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L’Assemblea Costituente lavorò non per particolari ed immediati vantaggi,
ma – come disse Piero Calamandrei – fu un’assemblea “presbite”, cioè operò
con lo sguardo rivolto al futuro.
Nessuno sapeva se il proprio partito o la propria posizione ideologica
sarebbe stata svantaggiata o favorita da questa o quella norma
costituzionale, perciò il “velo dell’ignoranza” consentì quel rapido
accordo ideale, ma anche organizzativo, che caratterizzò i lavori
dell’Assemblea.
I 556 eletti nominarono un comitato di 75 membri per redigere la
Costituzione; a sua volta tale commissione si divise in tre
sottocommissioni:
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diritti e doveri dei cittadini (presieduta da Umberto Tupini);
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organizzazione costituzionale dello Stato (presieduta da Umberto Terracini);
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rapporti economici e sociali (presieduta da Gustavo Ghidini).
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