Intervista ad un anziano di San Rocco

 

Gli anziani raccontano

 

Intervista ad un anziano di S.Rocco

 

Il paese

 

La casa

 

Le attività

 

Le feste

 

 

 

Aldo Mandrile, di anni 72, nato a S. Rocco  e qui residente, racconta:

"La mia famiglia era composta da otto persone: padre, madre, 4 figli maschi e 2 figlie femmine morte in tenera età; papà faceva il contadino,  mamma era una casalinga.

A S. Rocco non esisteva la scuola materna. La scuola elementare si trovava nel cortile dell’attuale tabaccaio; era composta da due aule e di conseguenza vi lavoravano due insegnanti: una con i bambini di prima e di seconda, l’altra con i bambini di terza e di quarta. Le aule erano piccole, poco illuminate, spoglie, fredde, perché riscaldate da una stufa a legna; le classi erano molto numerose (circa 30 bambini ).

Si insegnava italiano e matematica. Si andava a scuola, con gli zoccoli, tutte le mattine e due pomeriggi a settimana; venivano dati i compiti e le maestre erano molto severe: con una bacchetta picchiavano sulle mani i bambini e li castigavano facendoli sedere nel banco dell’asino.

Avevamo poco tempo per giocare e pochissimi giochi per lo più costruiti da noi stessi o dai famigliari (genitori e nonni).

Si giocava con le biglie, con il "totu" (una specie di trottola da lanciare), con la "rana" (una scatola con all’interno un meccanismo che produceva un suono) o con i bottoni degli abiti usati come biglie.

D’inverno scivolavamo sui ruscelli ghiacciati e, se il ghiaccio si rompeva, ci bagnavamo come pulcini. Costruivamo slitte di fortuna da usare su pendii naturali.